sabato 19 maggio 2012

Sigaretta?? Peggio di un'automobile!


Recenti studi dell'istituto dei tumori di Milano ha evidenziato che una sigaretta inquina di più rispetto ad una macchina!
Dai dati pubblicati infatti emerge che una sigaretta immessa in un ambiente chiuso produce una quantità di polveri sottili  ( PM 2,5 (particolato fine con particelle di diametro inferiori a 2,5 µm) ) di oltre 400 µg/m³: una quantità di oltre 30 volte il limite consentito...
Comunque all'aria aperta la situaziona non migliora di molto, infatti, a pochi metri di distanza da un fumatore si possono rilevare percentuali di carbonio organico 40 volte superiori alla media...
Ma la gravità del fumo non si interrompe qui: fumare in ambienti chiusi e non troppo ampi aumenta sensibilmente le concentrazioni di monossido di carbonio, idrocarburi aromatici, ossidi di azoto, particolto sospeso (respirabile) e altre sostanze altamente tossiche.
Il trend delle persone che ha o sta cercando di smettere è buono e speriamo che questi nuovi studi "invoglino" la gente ad abbandonare ulteriormente questo pessimo vizio.

giovedì 12 aprile 2012

Nuovo disastro ambientale nel golfo di Taranto



Ennesimo disastro nel golfo di Taranto che durante la notte del giorno 11-4-2012  ha visto la perdita di 20 tonnellate di petrolio causate probabilmente da una manovra sbagliata di una petroliera con bandiera panamense.
Attualmente la macchia si è espanda per un’area di 800 m2 ma sembrerebbe che essendo il liquido fuoriuscito molto denso il suo recupero sia reso più facile.
La sfortuna del golfo di Taranto è di essere un bacino chiuso e un danno ambientale in questo mare creerebbe danni serissimi e difficilmente recuperabili.
Forse si è evitato un disastroso danno ambientale ma questo evento ha riaperto il problema creato col decreto legislativo n. 121 del 7 luglio 2011 che permette a compagnie petrolifere quali la Northern Petrolium UK, la Shell e l’ENI di ricercare petrolio.
Speriamo che questo incidente riesca a far cambiare idea al governo e si blocchi la possibilità di ricerca e trivellazioni nel golfo di Taranto e non solo…

venerdì 6 aprile 2012

situazione italiana delle energie rinnovabili


E’ stata fatta una ricerca dall'Osservatorio internazionale sull'industria e la finanza delle rinnovabili presieduto da Andrea  Gilardoni, dell'università Bocconi,  supportato da ANEV (Associazione Nazionale Energia del Vento), APER (Associazioni di Produttori da Energia Rinnovabile) ed Enel Green Power secondo cui le energie rinnovabili in Italia porterebbero enormi benefici.
Attraverso i dati raccolti nel periodo 2008-2011 e poi proiettati all’anno 2030 si sono valutati i benefici partendo però dagli errori compiuti nel settore:
  •   oneri e tempi amministrativi elevati;
  •   normativa troppo variabile;
  •   controlli sugli incentivi e realizzazioni quasi inesistenti.
A questi problemi si aggiungono le difficoltà incontrateoggettivamente:
  • la crisi economica;
  • una sovrapproduzione di energia;
  • adattamento della rete ai numerosi punti di produzione.
Si stima che aumentando di 1,4 miliardi di euro gli attuali 5,6 miliardi annui si passarebbe da 13 GigaWatt di capacità installata a 23 GigaWatt nel 2016 e senza ulteriori incentivi i 30 GigaWatt nel 2020, uno sviluppo in linea con le prospettive globali.
C'è sempre da ricordare che l'Italia DEVE trovare il modo di divenire indipendente energeticamente e il continuo massiccio utilizzo delle energie fossili allontana sempre più questo progetto.
Attualmente siamo all'avanguardia per certi sistemi di produzione di energia da fonti rinnovabili ma la perdita di incentivi e investimenti ci porterebbe a perdere un settore che sta fornendo occupazione e che diverrà sempre più strategico soprattutto in vista di obiettivi sempre più rigidi delle riduzioni di emissioni dei gas serra.

mercoledì 4 aprile 2012

Siamo sicuri di voler continuare ad utilizzare le energie fossili???


Altro pericolo di tipo ambientale a causa dello sfruttamento delle energie fossili… questa volta siamo nel Regno Unito e precisamente a 240 Km dalla costa di Aberdeen (Scozia).
Il 25 marzo una fuga di gas sottomarina ha obbligato l’evacuazione della piattaforma offshore Elgin (proprietà della compagnia petrolifera francese Total), utilizzata per l’estrazione di gas combustibile.
La fuga di gas ha messo a rischio esplosione l’intera struttura per il possibile contatto del gas con la fiamma pilota del comignolo della piattaforma; la speranza era spegnimento autonomo della fiamma come è effettivamente accaduto il 31 marzo.
Attualmente le attenzioni si sono spostate sull’impatto ambientale che l’incidente ha e sta creando… insieme alle autorità locali i vertici della Total hanno definito trascurabili i danni ma il gas continua ad uscire e quindi la zona è indicata come ad alto rischio infiammabilità.  
Come spesso succede la totale verità viene nascosta per non creare panico e tensioni ma Greenpeace ha deciso di mandare una propria squadra per valutare gli effettivi danni che l’incidente sta provocando sull’ecosistema.
C’è da ricordare che questo è il secondo incidente a meno di un anno in vicinanza delle coste scozzesi; l’anno scorso (agosto 2011) la piattaforma Gannet Alpha di proprietà Shell ebbe una grossa perdita di greggio.
Quando si sceglie di utilizzare le energie fossili bisogna sempre ricordarsi anche di questi incidenti che DOVREBBERO portare molto più l’attenzione sulle rinnovabili invece di pensare ai tagli degli incentivi…