sabato 14 gennaio 2012

Altra marea nera in Nigeria



Il 20 Dicembre c’è stato lo sversamento di 40000 barili di petrolio causato da un guasto all’impianto della Shell nel campo petrolifero offshore di Bonga, nel Golfo di Guinea, a circa 120 Km al  largo del Delta del Niger.
Come spesso accade in questi casi, si è minimizzata la portata dell’incidente da parte della compagnia petrolifera ma la cosa che fa più scandalo è il disinteressamento del fatto da parte dei mass-media dei Paesi industrializzati...
Attualmente il petrolio è praticamente arrivato sulle coste nigeriane e il pericolo di contaminazione dell’habitat è grande.
Le associazioni ambientaliste non credono alle rassicurazioni della Shell e tramite immagini satellitari hanno potuto vedere che la macchia si estende per circa 70 Km e occupa un’area di circa 900 m². Questo vuol dire che la pesca (maggior risorsa per la gente locale) rischia di essere compromessa in modo irreversibile...

mercoledì 11 gennaio 2012

5000 visualizzazioni!


E ora sono 5000!! Parecchie persone si sono complimentate per gli articoli; questo fa sicuramente piacere ed è motivo d'orgoglio. 
Grazie a tutti e speriamo di riuscire ad arrivare al traguardo delle 10000 visualizzazioni insieme!

lunedì 9 gennaio 2012

Shopper: problema all'italiana



Con il 1 gennaio 2011 entrava in vigore la norma tecnica comunitaria EN 13432 che aboliva tutte le buste di plastica in polietilene (o  in polipropilene). Questo materiale infatti ha il grosso problema di essere degradabile in tempi che si aggirano tra i 100 e 1000 anni.
La norma comunque derogava l’utilizzo dei sacchetti già prodotti e che dovevano venire dati “gratuitamente” ai clienti fino all’esaurimento scorte per poi passare al solo utilizzo dei sacchetti biodegradabili (ad esempio prodotti con l'amido).
Con il nuovo decreto Milleproroghe invece il nuovo governo, a solo un anno di distanza dall’entrata in vigore del precedente, non ha inserito il divieto delle buste di plastica. 

Le grosse associazioni ambientaliste sono subito intervenute ed in particolare Legambiente con il seguente comunicato: “E’ grave e anche dannoso aver cancellato quell’articolo, non solo per l’ambiente ma anche per l’immagine stessa dell’Italia. La messa al bando dei sacchetti di plastica è un primato che ci ha fatto riconoscere come uno dei Paesi più all’avanguardia, pioniere di un modello guardato con ammirazione in tutto il mondo e che così rischia di essere seriamente compromesso. Quella norma – ha continuato Ciafani (vicepresidente nazionale di Legambiente) – è fondamentale per fare chiarezza nel mercato della piccola e media distribuzione, che è già stato invaso da sacchetti di plastica con additivi chimici che non possiedono le corrette caratteristiche di biodegradabilità e soprattutto è utile a evitare scappatoie da parte di alcuni produttori che evidentemente si sono già attivati. Per questo se fosse confermata la sua cancellazione in modo così subdolo, addirittura dopo l’annuncio del governo, sarebbe un chiaro tentativo di salvaguardare i profitti di alcune lobby a scapito dell’interesse generale, dei cittadini, dell’ambiente e dell’economia italiana. Ci auguriamo quindi – conclude il vicepresidente nazionale di Legambiente – che il Governo e il Parlamento rimedino al più presto a questo evidente  tentativo di sabotaggio di un ottima norma che privata di determinati parametri rischia di perdere la sua efficacia”.

A questo pensiero risponde il ministro per l’ambiente Corrado Clini con una nota dove si dice che non esiste nessuna deregulation per gli shopper e che la commercializzazione dei sacchetti in plastica rimane vietata.
A questo punto speriamo che le grandi imprese non riescano a trovare escamotage per poter tornare ad utilizzare shopper in polietilene o con additivi chimici che rendono sì più resistenti i sacchetti ma anche meno degradabili...

Io da consumatore accetto volentieri la perdita di resistenza dei sacchetti a favore del minor impatto che creano sull’ambiente però non accetto il pagamento degli shopper con loghi delle società (i casi più classici sono quelli dei supermercati). Perché il consumatore oltre a fare della pubblicità gratuita dovrebbe pagare un sacchetto per il quale non viene nemmeno messo in evidenza il suo costo? A dir la verità una volta la legge pretendeva il pagamento dei sacchetti peró ora il tutto è a discrezione delle aziende...

mercoledì 4 gennaio 2012

Mozzarelle blu bis


Ieri sono state sequestrate ancora delle mozzarelle che a contatto con l'aria prendevano una pigmentazione blu.
Queste mozzarelle secondo Patrizia Laurenti, docente di Igiene all'Universita' cattolica di Roma, non dovrebbero essere pericolose perché il batterio che causa la colorazione non e patogeno.
Lo speudomonas fluorescens (questo il nome scientifico del batterio) é presente in acque ferme e temperature basse e questo sta a significare che l'igiene nel produrre le mozzarelle é stata scarsissima...
Questo vuol dire che ci ritroviamo nelle stesse condizioni delle mozzarelle blu sequestrate nel 2010, prodotte in Germania e vendute in vari discount (Lidl, Eurospin e MDdiscount).
Adesso la domanda da farsi é se vale la pena acquistare prodotti a prezzi bassi provenienti dall'estero o spendere di piú ma assicurarsi prodotti di qualitá magari marchiati D.O.P.

domenica 25 dicembre 2011

Buon Natale!!

Il blog Verdemondo augura a tutti un buon Natale nella speranza che nel Mondo si trovi il giusto compromesso tra tecnologia e rispetto della Natura