martedì 31 maggio 2011

nucleare parte terza



In attesa che oggi 1/06/2011 la Corte di cassazione italiana decida se sia stato corretto annullare il referendum sull’ abrogazione delle norme per la reintroduzione di centrali nucleari in Italia, in alcuni Paesi del Mondo si stanno prendendo decisioni drastiche verso questa forma energetica.

La Germania ha deciso che entro il 2022 tutte le sue centrali nucleari verranno chiuse e comunque 8 centrali delle 17 presenti sul territorio tedesco spente già da quest’anno. E’ vero che la Germania è sempre stata la nazione che più ha spinto verso le forme energetiche più pulite e quindi che già ha disponibile una produzione energetica da energie alternative molto elevata, comunque sta compiendo una scelta molto coraggiosa ed importante.

Il Giappone, dopo il durissimo colpo della centrale di Fukushima, ha iniziato a ripensare seriamente alla propria politica energetica. Il primo ministro Naoto Kan infatti, sta pensando seriamente di immettere pannelli fotovoltaici sopra ogni abitazione entro il 2030. Questa idea potrebbe essere considerata utopistica visto che i costi per la realizzazione di un tale progetto risulterebbero elevatissimi soprattutto per un Paese che ancora deve sostenere le spese per i problemi derivanti dall’incidente di Fukushima. Il problema delle celle fotovoltaiche è quello del rendimento che risulta ancora troppo basso e quindi un passaggio fondamentale sarà quello di investire nello sviluppo tecnologico. Comunque, per tranquillizzare la popolazione, ha disposto ulteriori controlli per tutti gli impianti nucleari ancora attivi.

Dopo gli incidenti accaduti e le scelte coraggiose che alcuni Paesi iniziano a prendere, si spera vivamente che anche l’Italia ritorni sui propri passi e si inizi a pensare anche al futuro che con gli “sforzi” fatti fino a questo momento risulta sempre più nero. A questo proposito è appena uscito un articolo relativo al record di emissioni di CO2…l’argomento che intendo trattare nel prossimo post.

lunedì 30 maggio 2011

quota mille visualizzazioni!!

Ieri ho superato le mille visualizzazioni!! Grazie mille a tutti da verdemondo.blogspot.com

Hem propone di acquistare i rifiuti napoletani


Sulla rivista polacca Polityka qualche giorno è comparso un articolo in riferimento ad una intervista fatta Per Alund, dirigente della società svedese Hem, dove dichiarava di avere fatto una proposta alla città d Napoli per l’acquisto dei suoi riiuti.
Sempre secondo la rivista Polityka, la Hem avrebbe offerto €90 per ogni tonnellata di rifiuti.
Non vorrei troppo discutere sul problema della città di Napoli e in generale della gran parte della Campania sul problema rifiuti, questo è sotto gli occhi di tutti...quello che fa specie è tutta questa situazione che pare paradossale ma è invece la pura verità...
In Svezia (uno dei Paesi più all’avanguardia) sono talmente avanti con la raccolta differenziata che sono arrivati a non avere sufficiente biomassa per produrre energia e questo crea un problema ad aziende energetiche quali appunto la Hem che stanno cercando di guardare su altri mercati per l’acquisizione di materie a loro indispensabili.
Questo però dovrebbe fare riflettere: possibile che gli svedesi riescano a organizzarsi in maniere così e a Napoli ci ritroviamo in una situazione del terzo mondo??? E comunque senza andare fino in Svezia, città italiane quali Trento, Venezia, Bologna sono ottimi esempi di come anche noi possiamo arrivare ad ottenere buoni risultati in termini di riciclo.
Io credo che se anche la Hem dovesse veramente acquistare l’immondizia napoletana, sarebbe veramente da incoscienti  non cercare soluzioni interne per evitare quello che oramai sta succedendo da mesi. Piani di urbanizzazione per l’ubicazione di nuove centrali di smaltimento e raccolta differenziata sono oramai doverosi in una città con molti abitanti e che vive sul turismo.
Sicuramente con oggi la giunta napoletana cambierà, speriamo che in qualsiasi caso la situazione venga presa in esame in maniera molto più seria.  

venerdì 27 maggio 2011

le api come bioindicatori


In questi giorni ho letto notizie diverse su internet in riferimento all’ambiente e tutto quelle che vi gravita intorno...2 però mi sono rimaste particolarmente impresse.
La prima è la moria di particolari insetti e in articolare delle api. Secondo gli ultimi studi effettuati da Daniel Favre, ex ricercatore dello Swiss Federal Institute of Technology, i campi magnetici dei cellulari sarebbero la principale causa del sempre minor numero di insetti presenti sul nostro pianeta. La prova é stata effettuata dapprima con l’avvicinamento del cellulare (in modalità standby) vicino ad un’arnia (e qui sembrerebbe che le api siano rimaste impassibili) ed in seguito al ricevimento di una chiamata dove le api hanno iniziato a sciamare in maniera molto nevrotica anche per alcuni minuti dopo la chiusura della chiamata.
Questa prova è sicuramente un’interessante dimostrazione di tipologia d’influenza dell’uomo sul mondo vivente, però, bisogna rammentare che le api sono da molti considerate e utilizzate come bioindicatori dell’inquinamento ambientale perché molto sensibili ad alcuni elementi e particolarmente recettive anche a causa della loro conformazione morfologica che presenta dei peli (su di essi intercettare e trattenere le sostanze anche pesante è abbastanza semplice).
Io ritengo che il vero problema della riduzione del numero delle api sta nel fatto che viviamo  in ambienti ricchi di sostanze chimiche “pericolose” e queste con insetti molto sensibili creano altissimi tassi di mortalità... se poi consideriamo che queste sostanze sono dannose anche a livello umano, anche se nel breve che nel medio periodo possono risultare “innocue”, dobbiamo iniziare a vedere la moria delle api come un problema che ci coinvolge direttamente e non solo un problema che arriverà a "toccarci" in maniera indiretta.
Quello che fa più pensare (e arrabbiare) sono i litigi dei nostri politici su queste tipologie  di argomentazioni. Ad esempio a Milano per la storia dell’ecopass...dobbiamo metterci in testa che solo scelte a livello nazionale e meglio ancora europeo/mondiale possono risultare efficaci e i palliativi come fermare il traffico solo nei centro delle città (con tutti i permessi rilasciati) sono veramente ridicoli...

Sul prossimo post commenterò i rifiuti di Napoli e l’offerta dell’azienda svedese Hem.

lunedì 16 maggio 2011

Emissioni zero


Emissioni zero é un’espressione generica utilizzata per indicare una produzione o trasformazione di energia senza avere nessuna delle emissioni tipiche di determinati processi.
Questo sistema di utilizzo dei processi energetici risulta chiaramente quello che bisognerebbe raggiungere affinché non si vada a depauperare l’ambiente (aria, terra e acqua).
Negli ultimi decenni l’uso dei combustibili fossili è stato quello predominante per la produzione di energia e questo implica la formazione di grosse quantità di anidride carbonica che vengono rilasciate nell’ambiente.
Fino a pochi anni fa questo processo era “a costo zero” visto che la CO2 veniva riversata senza che ci fossero dei costi aggiuntivi per le aziende energetiche, mentre da qualche anno con la nascita del Protocollo di Kyoto (e in Europa il sistema EU-ETS) la spesa di emissione di CO2 e dei vari gas serra viene a gravare sui bilanci aziendali.
Dal Protocollo di Kyoto si sta cercando di rimediare all’attuale situazione di aumento della CO2 e attualmente col termine emissioni zero si va più specificatamente ad indicare i processi che non effettuano emissioni di CO2.
Nela realtà però le cose non sono proprio così, visto che anche le imprese/aziende (peró possono scegliere di aderire anche enti pubblici e privati!) che vengono etichettate emissioni zero (e per queste registrate in particolari progetti) in pratica compensano le loro emissioni ma inquinano anch’esse. Chiaramente anche la sola associazione a impegni di emissione zero sono un passo in avanti notevole visto che si andranno ad acquistare in maniera volontaria crediti generati da interventi di forestazione, riforestazione o dallo sviluppo di fonti rinnovabili.
Questo intervento però dovrebbe essere visto come un primo passo e non come un punto d’arrivo. Compensare non è sufficiente affinché si arrivi a non intaccare il patrimonio terrestre...lo sviluppo tecnologico per ricercare sistemi sempre meno inquinanti e il continuo aumento delle fonti energetiche rinnovabili devono essere un dovere per il raggiungimento di sistemi globali che realmente cercano di arrivare alle emissioni zero.